torna alla home page -  RIFLESSOLOGIE  -  RIFLESSOLOGIE DEL PIEDE   -  A ROMA - in Italia



torna alla home page -  RIFLESSOLOGIE  -  RIFLESSOLOGIE DEL PIEDE   -  A ROMA - in Italia

RIFLESSOTERAPIA AL PIEDE

RIFLESSOTERAPIA AL PIEDE

Programma  RIFLESSOTERAPIA AL PIEDE

Iscrizione Corso  RIFLESSOTERAPIA AL PIEDE

 -  RIFLESSOLOGIE  -  RIFLESSOLOGIE DEL PIEDE   -  A ROMA - in Italia

Info: 06.24408234 - 320.2233470

 

Riflessoterapia al Piede - Metodo Hanne-Marquardt®

La Hanne-Marquardt-Fussreflex® 
viene insegnata ad un alto livello
professionale e tecnico 
per il lavoro terapeutico sui pazienti.

Il corso completo è strutturato in 4 (quattro) moduli ed 
un esame con corso preparatorio.


 
Riflessologie e dintorni

Praticata fin dai tempi più antichi e conosciuta dalle diverse popolazioni che hanno abitato il nostro pianeta (indiani d'America, cinesi, indiani, egizi, ecc.), la Riflessologia Plantare (Foot Massage), è stata riscoperta e sperimentata nel nostro secolo da numerosi medici e fisioterapisti che attraverso la pratica ne hanno comprovato la validità ed efficacia, permettendole di divulgarsi sempre di più in Occidente. A Saqqara, in Egitto, nella tomba di Ankhmanor, conosciuta come "la tomba dei medici" (2330 a.C. circa), una pittura funeraria mostra un massaggio dei piedi e delle mani.

Essa si fonda sul principio fondamentale che ogni organo del corpo è  collegato al piede con  una zona ben precisa che, se correttamente stimolata, apporta a tutto l'organismo un beneficio generale ed un equilibrio psicobiologico. Dall'osservazione dei nostri piedi, possiamo dunque risalire allo stato di salute della persona ed  attraverso il solo loro trattamento manuale, alleviarle numerosi disturbi.



Trattamento egizio di riflessologia.
Inizio della VI dinastia 2330 a. C. circa. Dipinto murale contenuto nella tomba d'Akhmahor (massima autorità dopo il re) Saqqara, conosciuta anche come la tomba del medico.

   La Riflessologia plantare è efficace perché considera il corpo umano non come un insieme meccanico d'articolazioni, muscoli e tendini, bensì come un organismo sensibile, che per mantenere la vitalità e quindi il suo perfetto stato di salute, deve essere mantenuto in equilibrio tra tutte le sue parti. Curare l'insieme della persona anziché il sintomo o la malattia è il principio su cui si fonda questo metodo.
       Tutto questo ha in ogni modo delle basi che sono anche scientifiche e anatomiche e fisiologiche, essendo i piedi il punto d'arrivo di numerose terminazioni nervose che dalla radice e quindi dal midollo spinale, sono in collegamento diretto con tutti gli organi del corpo umano.
Il riflessologo non si sostituisce al medico, non prescrive farmaci e non fa diagnosi mediche ma opera in stretto rapporto con le figure sanitarie. Il compito fondamentale del riflessologo consiste nel migliorare la qualità della vita dell'individuo, apportare benessere generale a tutto il corpo e permette di mantenere un certo equilibrio omeostatico (mente/corpo) che é alla base del sostentamento della "salute" dell'uomo.
 

 

Storia recente del massaggio zonale

      Chi volesse studiare la storia della moderna Riflessologia dovrebbe iniziare, tra gli altri, con il Dr. William H. Fitzgerald. La ragione per cui è meglio iniziare con questo signore diventa chiara come risultato di una ricerca tra i vecchi, ingialliti ritagli di giornale di quel tempo, della Signora Eunice Ingham.
Uno dei ritagli è datato Aprile 1934. Il titolo suona così: “svelato il mistero della terapia zonale”.

      Nel 1917, il Dr. Fitzgerald pubblicò un libro molto interessante dal titolo Zone Therapy, or Relieving Pain At Home (Terapia zonale, come alleviare il dolore a casa propria). Nel libro, egli descrive i suoi successi nell'alleviare il dolore usando vari artifici sulle mani e sulle dita. Il  Dr. Fitzgerald era un medico del Boston City Hospital, e inoltre uno specialista laringoiatra (esercitante) presso lo St. Francis Hospital di Hartford, nel Connecticut. Aveva anche studiato a Vienna, e in altre città europee, e per due anni aveva fatto parte dello staff del Central London Ears, Nose and Throat Hospital (Ospedale Centrale di Londra per le cure otorinolaringoiatriche). Fu nel 1902, mentre era a capo del Reparto d'Otorinolaringoiatria, che iniziò a praticare la terapia zonale. Lavorava con le mani, esercitando una pressione su varie parti delle dita per alleviare il dolore. Bisognerebbe rilevare a questo proposito che egli usava un assortimento d'ausili tecnici... ma era sempre un successo.

      La tecnica fu poi ripresa da una massaggiatrice americana, Eunice Ingham, che si specializzò sul piede, creando la vera e propria “Riflessologia Plantare”. La Ingham perfezionò le mappe, specificò un metodo di lavoro e tenne corsi in tutta Europa. Si può dire che da lei nacquero le varie Scuole. Tra i suoi allievi ricordiamo, infatti, Doreen Bayley (GB, scuola inglese), Hedi Masafret (Svizzera, scuola francese) e Hanna Marquardt (Germania, scuola tedesca).  

     Il primo lavoro dell'Ingham risale al 1935 quando, durante l'estate, viveva sul Lago Conesus, uno dei Finger Lakes nello Stato Superiore di New York. Ampliò la sua ricerca fornendo trattamenti ai residenti di questo piccolo villaggio. Cosa abbastanza interessante, fu che si convinse del fatto che in casi meno gravi bastavano solo pochi trattamenti la settimana ad aiutare la maggior parte dei suoi pazienti.

       Nel 1938, riunì tutte le sue esperienze e convinzioni in un libro che intitolò Stories the Feet Can Tell (Le Storie che i piedi possono raccontare) . Questo libro le servì a divulgare i benefici della Riflessologia.



 

 

La Riflessoggia Plantare ... funziona!
di Felice Pironti

Da un lato, la “nostra” medicina occidentale si presenta, ancora,  fortemente condizionata dal “razionalismo” cartesiano e dalla filosofia empirico/sperimentale; dall‘altro, dal progresso tecnologico e dagli indubbi risultati ottenuti nelle varie branche della scienza.

Da qui ne discende il preponderante orientamento che spinge ad intendere l’uomo come un insieme di tanti settori da riparare a mano a mano che si guastano e la malattia come un cedimento di una parte del corpo ben definita, come un’entità clinica a se stante, da prendere in considerazione soprattutto come  tale  e non necessariamente in dipendenza del malato.

In contrasto con questo atteggiamento, la medicina cosiddetta “non convenzionale” continua a considerare la malattia un evento che investe globalmente tutto l’organismo. La malattia, perciò, non è una nemica insidiosa, ma una messaggera di esigenze ignorate, desideri inespressi e disequilibri interni che sono a loro volta il vero ostacolo alla nostra salute.

Essa diventa un messaggero della coscienza, desiderosa di farci notare le nostre intime necessità, i nostri bisogni, che si annuncia a noi attraverso il corpo: l’unità attraverso cui, da esseri umani, ci manifestiamo su questo pianeta. Guarire diventa, allora, un percorso di autocoscienza, di trasformazione, di integrazione di ciò che manca, di comprensione delle nostre carenze e della loro soddisfazione.

La malattia, paradossalmente, ha solo un fine: “quello di farci guarire”. Prerogativa di questa diversa impostazione è considerare gli stretti legami fra l’organismo e l’ambiente che lo circonda, ambiente in cui si possono rintracciare sia le origini dell’alterazione sia i mezzi per guarire. Le terapie “dolci”, naturali, non farmacologiche, che non violentano l’organismo ma che cercano di ridestarvi le sue autonome capacità di reazione hanno in comune la caratteristica di non agire direttamente sul sintomo ma sempre attraverso l’organismo, che viene aiutato a reagire.

Queste tecniche, pur disparate, non agiscono mai drasticamente ma richiedono comunque un certo tempo per riordinare e risvegliare energie e meccanismi sopiti.  Alcune di esse si affidano al potere di principi attivi naturali (erbe, minerali ecc.) assunti a livello fisico, altre consigliano di convertire uno stile di vita rivelatosi dannoso in uno più in armonia con il nostro naturale modo di essere, altre ancora si rivolgono all’energia innata  nell’organismo umano,  stimolandolo verso una azione di auto-guarigione: è il caso dell’agopuntura, dello shiatsu, della pranoterapia, del variegato “mondo” della digitopressione, in testa la riflessologia plantare. 

E’ con profonda umiltà che sottolineo la forte valenza di quest’ultima ed è con fermezza che faccio argine all’incredulità, allo stupore ed al sarcasmo di chi è convinto di possedere la chiave delle verità assolute. Mi conforta il fatto di essermi imbattuto, nel corso dei miei studi e di una pratica ormai decennale,  in testimonianze qualificate e in soluzioni di casi, anche delicati, che hanno convalidato inequivocabilmente la grande validità terapeutica della riflessologia plantare.



I piedi ... in testa!
di Felice Pironti

Situati anatomicamente agli antipodi della testa, i piedi occupano il basso. Sono distanti dalla mente. Questo ci ha portato ad avere nei loro confronti una mancanza di considerazione che spesso  si è abbinata al senso di “sporco”, a scherzare con facilità sul loro cattivo “odore” ed a provare un certo ritegno a toglierci le scarpe in pubblico, quasi come se i piedi fossero qualcosa da nascondere con pudore.

 

 

Col tempo siamo rimasti vittime di questo ingiustificato imbarazzo fino al punto di perdere di vista un potenziale energetico che era ben noto al mondo antico, alla sua familiarità con la terra ed ai suoi poteri. Come scrive il riflessologo israeliano Avi Grinberg: “ Se si osserva l’evoluzione umana durante gli ultimi mille anni, si scopre come essa riguardi soprattutto la mente e la testa. Simbolicamente parlando possiamo notare come l’attenzione umana si elevi dai centri situati nella parte inferiore del corpo, che soddisfano i bisogni di base dell’esistenza, ai bisogni del livello sensoriale del pensiero e della creatività, ai centri situati più in alto nel corpo umano.

Questo stato di  cose si può osservare anche nel tipico comportamento occidentale: poco esercizio fisico, grande importanza attribuita all’attività mentale: l’udito, la vista, le facoltà cognitive”. Con ironia si dice “ragionare con i piedi”: ed allora ben venga il nostro rioccuparci dei piedi e del suolo ad essi sottostante. Guardando i nostri piedi  sembra che essi ci vogliano raccontare il nostro attuale depotenziamento, la difficoltà a procedere, la malattia letale che ci allontana dal suolo e per suo tramite dalle energie cosmiche.

I piedi, in realtà, non sono un semplice “orpello”,   ma sono collegati con tutto il nostro essere e possono darci una mano per la loro straordinaria ricchezza di terminazioni nervose, punti che hanno un’azione riflessa su tutto l’organismo grazie all’intervento del cervello che, ricevuto il messaggio, lo decodifica ed invia la risposta laddove questa è richiesta. Come avviene tutto questo? Sono in corso ricerche, ma l’esatto meccanismo non è stato ancora compreso.

Teoria e sperimentazione a parte, quel che ci pare importante è che, a livello di esperienza, il metodo funziona: consente, cioè, di identificare disturbi e disequilibri talora insospettati (e qui sta il suo valore diagnostico e preventivo) e di eliminarli, agendo indirettamente sulla parte in cui si manifestano. La particolarità del metodo sta nel fatto che il suo uso produce una stimolazione delle forze latenti nel corpo. Si mette cioè in moto quella “forza guaritrice della natura” di ippocratica memoria che tutte le forme di medicina alternativa considerano il fattore essenziale del processo di guarigione.



 

 

RIFLESSOTERAPIA AL PIEDE ® - c/o SHEN INSTITUTE Bioenergetic Art School - Via Ignazio Danti 16-18-20 - 00176 Roma - P.Iva 06520501005

 

Home page | Riflessoterapia al Piede | Corso | Programma | Iscrizione | Dicono di noi | Photogallery | Riflessologie | Contattaci

© Credits: Speedywebdesign.it | segnalato su: ITMAP.it